Accesso ai servizi

4. L’INIZIO DEL SECONDO MILLENNIO

Si può ritenere che le prime abitazioni stabili nella Comunità di Robilante risalgano attorno all’anno 1000. Bisognerà attendere ancora circa quarant’anni per il delinearsi di un vero e proprio centro abitato.
Infatti, nel diploma del 26 gennaio 1041 con cui l’imperatore Enrico III conferma a Pietro II, Vescovo di Asti, tutte le donazioni fatte anteriormente alla Chiesa di Asti, viene ricordato anche Robilante.
Robilante, quindi, con le Valli Vermenagna e Gesso, dopo la parentesi saracena, ritorna ad essere assoggettato al Vescovo Conte di Asti. Più tardi, l’abate di Borgo San Dalmazzo diventerà autonomo e riavrà, fin dopo il 1200, la signoria della Valle Vermenagna, mentre il Vescovo di Asti conserverà, sopra Robilante, soltanto la giurisdizione ecclesiastica.
Negli anni seguenti,per la Valle Vermenagna, non abbiamo più altri indizi di dipendenza temporale dal Vescovo di Asti.
Il 22 dicembre 1220, in presenza dell’abate della ricostruita abbazia di Borgo, un ufficiale imperiale proibisce agli uomini di Borgo San Dalmazzo, Roccavione, Robilante, Vernante e Limone di dare aiuto a quelli di Ventimiglia ribelli a Genova. Questo avvenimento costituisce una prova delle dipendenza della Valle Vermenagna nei confronti dell’abbazia di Borgo San Dalmazzo.
Intanto, un’altra signoria sta lentamente prendendo piede anche in Valle Vermenagna: il Marchese di Saluzzo (1). Più precisamente è il Marchese Mandredo II che, tra il 1179 e il 1210 acquista, tra l’altro, i castelli di Borgo San Dalmazzo, di Brusaporcello (2), di Roccavione e di Robilante. Manfredo IV allargherà il suo dominio su Vernante e Limone.
La bassa Valle Vermenagna è spesso tormentata da gravosi fatti d’arme costituendo l’ambita chiave della via transalpina per chi giunge dalla pianura piemontese. Nel 1231 la zona è aspramente contesa: il castello di Roccavione è tenuto dal Marchese di Saluzzo, ma viene assediato dalle forze alleate dei Cuneesi e dei Guelfi Milanesi, guidati dal Capitano Umberto Ozino. Rinforzi saluzzesi, giunti nel campo di Roccavione, si scontrano con la parte guelfa in una cruenta zuffa, mettendo in fuga Cuneesi e Milanesi. Questo fatto costituisce la “Prima battaglia di Roccavione”. Per comprendere l’accanimento di tali lotte, basti pensare che la via del Vermenagna costituisce un diretto, e per natura ben munito, corridoio di transito per la Liguria, la Provenza e la Francia, non solo per il Piemonte, ma anche per la Lombardia attraverso il naturale percorso del solco vallivo del sistema Tanaro-Stura-Gesso-Vermenagna, collegamento diretto da Pavia a Ventimiglia e Nizza. Se Tenda e Limone costituiscono l’arroccato punto di controllo del valico, il fondovalle tra Borgo San Dalmazzo e Roccavione costituisce, pur sempre, la preziosa chiave che ne consente l’accesso.(3)


Note:
1) Il Marchesato di Saluzzo fu costituito da Manfredo, figlio di Bonifacio del Vasto, ligure della Grande Marca Aleramica;
2) L’odierno Fontanelle di Boves.
3) Claudio CAMPANA, “ROBILANTE ieri ed oggi”, Edizione Martini, 1996, pag. 31 sg.