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5.LE ORIGINI DEL COMUNE DI ROBILANTE, LA CONFRATRIA DI SANTO SPIRITO E LE CONTROVERSIE CON VERNANTE

Diventata Cuneo la capitale della Contea angioina del Piemonte, Borgo San Dalmazzo tenta di emanciparsi da Cuneo cercando, nel 1306, di ottenere da Carlo II che gli abitanti di Robilante e Roccavione lascino le loro case e si trasferiscano a Borgo San Dalmazzo onde rendere quest’ultima una cittadina più popolosa e più forte.
Il Re dapprima accondiscende concedendo ai Borghigiani che si fortifichino, “se ciò sarà utile alla curia regia e che procurino” e che procurino l’invocato trasferimento delle popolazioni vicine “ma solo nel caso che si possa attuare con vantaggio del governo e senza pregiudizi di alcuno”. Un piccolo “ma” che produce l’effetto di un “no”: infatti, viste le proteste dei cuneesi, lascia cadere la cosa.
Nel frattempo Robilante va costituendosi in Comune con tutte quelle libertà e quelle franchigie concesse dagli Angiò agli altri comuni del loro dominio.
Il Comune è dapprima chiamato “Universitas”, solo più tardi si dirà “Comunità”.
La Confratria di Santo Spirito sorge verso il 1250-1300, quasi col costituirsi del Comune; questo provato dalla transazione del 1343 dove la Confratria è menzionata come esistente già da diverso tempo.(1)(2)(3)
Il ‘300,come pure il ‘400, sono secoli di acceso campanilismo e di contese periodiche con i comuni vicini. Il motivo è sempre lo stesso: la delimitazione confinaria. D’altro lato, tra le parti contendenti non manca mai la buona volontà di conciliazione per cui, se le controversie sono all’ordine del giorno, frequenti sono anche le relative transazioni.
Già negli anni 1300-1301 il paese è in lite con Vernante, da documenti posteriori risulta che le due Comunità si contendono la proprietà delle frazioni di Vermanera e di Agnelli poste, appunto, sulla linea confinaria. Non sappiamo molto sullo sviluppo di tale controversia, comunque, da atto rogato da notaio Ambrosio di Cuneo il 12 marzo 1301, sembra che agli abitanti di Vernante fosse riconosciuto il diritto di prelevare legname nei due territori contesi.
Negli anni che seguono rinasce il contenzioso tra le due Comunità. Per risolverlo i due Comuni, con compromesso stipulato il 29 maggio 1335, si obbligano ad uniformarsi a quanto deciderà il Conte Guglielmo Pietro II Lascaris. La lite sarà, comunque, transata soltanto più tardi con atto rogato in Cuneo il 21 giugno 1343 dal notaio Abraino il Montealto (4). Questo documento, conservato presso l’archivio comunale, si presume sia il più antico che si possegga.
La pace tra i due Comuni è presto interrotta. Nel 1359 due campari (5) di Robilante, in Cuneo, muovono accuse contro alcuni abitanti di Vernante, rei di aver tagliato alberi in territorio di Robilante. Alla nuova questione si interessa Federico d’Ormea, baiulo-giudice delle Valli Gesso e Vermenagna, il quale, sentite le parti ed esaminati gli antichi documenti, con sentenza del 24 giugno assolve gli accusati in quanto possono dimostrare la loro innocenza.
Nel frattempo inizia la decadenza della casata Angioina, la compagine dello Stato angioino si sgretola. Combattimenti si susseguono in tutte le valli e in pianura, i territori passano e ripassano da un signore all’altro. Saluzzo, Savoia, Visconti ed Angiò si contendono la regione, ma tra le tante bande che qui depredano, qualla degli Armagacchi si comportano da veri predoni.
Luigi d’Angiò deve cedere molte terre, tra cui Cuneo, al Conte Amedeo VI di Savoia detto il “Conte Verde” (10 aprile 1382).
Nel 1388 il Conte Amedeo VII di Savoia, detto il “Conte Rosso”, riceve la dedizione di Nizza con patto di distruggere la Contea di Tenda ed assicurare la via Roya-Vermenagna per i commerci nizzardi in Piemonte;in realtà tale idea si attuerà solo col matrimonio di Renato il Bastardo di Savoia con Anna Lascaris di Tenda nel 1501. Al Conte Rosso passano Roccavione e Robilante. A Luigi d’Angiò succedono Carlo III e, infine, Giovanna II, ma ormai la casa d’Angiò non ha più nulla a che fare in Piemonte.
Amedeo VII, che ha bisogno di denaro, infeuda Robilante e Roccavione al Marchese di Ceva.(7)


NOTE:
1) Scopo delle confraternite è quello di rafforzare la solidarietà fra gli uomini unendo gli animi con sacri vincoli di carità cristiana e nella mutua difesa dei propri diritti. Possono considerarsi, quindi, una specie di società di mutuo soccorso;
2) Questa Confratria non va confusa con la Confratria di Santa Croce che nei documenti dell’800 sarà sempre chiamata “Cruciata”;
3) La Confratria è discretamente ricca, possiede edifici, boschi, orti. Un orto confina con l’antica canonica (l’attuale municipio) fin dai tempi del parroco Don Comino. Da un ordinato comunale del 1700, il Comune, quale amministratore della Confratria di Santo Spirito, concede al Pievano Don Ramondetti l’usufrutto di 25 trabucchi (m 3,086) di orti attigui alla canonica in cambio di prestazioni varie. Nella seduta consiliare tenutasi a Cuneo il 28 febbraio 1462 si concede “ai priori della Confratria di Robilante di condurre due carri di vino straniero ad uso appunto della detta Confratria”. Alla Confratria appartengono anche i mulini e le bealere. In un documento del 1671 del Conte Ludovico Nicolis, conservato presso l’archivio parrocchiale, relativo al martinetto, si dice “che la bealera era in antichissimo possesso della Confratria di Santo Spirito”. I beni della Confratria sono amministrati dal Comune: i mulino sono ordinatamente posti all’incanto e ceduti al miglior offerente, ogni tre anni. L’opera della Confratria va decadendo dopo il 1600 riducendosi a distribuire ai poveri minestra di ceci, pane e talvolta anche vino in occasione della Pentecoste. Venendo le Confratrie sempre meno al fine che ebbero sul nascere e riusciti vani diversi progetti di riforma, sono soppresse nel 1717 da Vittorio Amedeo II il quale assegna alle Congregazioni di Carità, da lui create, il loro patrimonio. Scompare così, per volere sovrano, dopo cinque secoli la nostra Confratria di Santo Spirito i cui beni vengono trasferiti alla locale Congregazione di Carità;
4) Le condizioni sono le seguenti:
a) Le frazioni Agnelli e Vermanera appartengono al Comune di Robilante, ma gli abitanti di Vernante potranno raccogliervi legna secca e non verde col pretesto di farla seccare;
b) “l’adreit di Bralonge” sito nel territorio di Vernante, è considerato zona comune dei due paesi;
c) Il Comune di Vernante non sarà più obbligato a versare alla Confratria di Robilante il tributo di 10 lire che era tenuto a dare annualmente alla festa di San Michele;
Dalla lettura di tale transazione, che verrà annullata da un’altra quasi tre secoli dopo e cioè nel 1621, si ricava un’importante considerazione: Agnelli e Vermanera sono sempre appartenute a Robilante. Il fatto che Robilante accordasse ai Vernantesi di potere raccogliere legna secca presso le due frazioni è segno, certo, che tali valloni fossero in totale sua dipendenza e dominio da molto tempo prima, cioè dal sorgere dei due Comuni;
5) L’equivalente dell’attuale messo comunale;
6) Le condizioni sono le seguenti:
7) Claudio CAMPANA, “ROBILANTE ieri ed oggi”, Edizione Martini, 1996, pag. 37 sg.