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7. IL CINQUECENTO: ERESIE, PRIMO CATASTO, BANDI CAMPESTRI E BANDI POLITICI

Questo secolo inizia in modo più burrascoso rispetto al secolo precedente in quanto contrassegnato da grandi lotte tra la Francia e la Spagna per il predominio in Italia.
La storia di Robilante e, più in generale, della Valle Vermenagna, quale valico internazionale di facile accesso, risente delle conseguenze di queste lotte: passaggi di soldatesche dedite ad ogni sorta di violenze, pestilenza, carestie, saccheggi. A tutto ciò si aggiugno le scorrerie di banditi e di briganti (1).
Nel 1515 passano attraverso la Valle Vermenagna le compagnie di soldati guasconi che, dopo aver disertato Francesco I, si sono messe al servizio di Papa Leone X in guerra contro Urbino. Nel 1536 sale in Valle Vermenagna lo stesso imperatore Carlo V che, il 26 luglio, giunge a Limone.
Col passaggio di truppe francesi e spagnole determinate dalla lunga guerra tra Carlo V e Francesco I, verso la metà del ‘500, i paesi del cuneese subiscono infiltrazioni calviniste. Anche a Robilante sembra che non ne sia stato esente, pare che vi siano stati degli “eretici” fin’oltre il 1700. Invero, fino a quell’epoca, nei conti dei libri parrocchiali della confraternita ed anche del municipio, sono sempre annotate delle piccole somme date in elemosina agli “heretici convertiti alla Santa Fede”, ai “Catholizzati” oppure “alli hebrei fatti cristiani”.
Già nel 1561 abbiamo testimonianza che eretici si annidano sui monti di Robilante e Vernante tenuti sotto pressione dal Cardinale Michele Ghisleri, Vescovo di Mondovì e futuro Papa Pio V. (2)
Inoltre, nella lista compilata nella primavera del 1565 da Teodato Roero, Governatore di Cuneo, dietro ordine di Emanuele Filiberto, troviamo come sospetti di eresia o loro simpatizzanti sei robilantesi: Dalmazzo Giordano e suo fratello Sebastiano, Giovanni Giordano, Matteo Giordano e i nobili Antonio e Giorgio Consolino, tutti uomini d’armi in servizio a Cuneo. Posti da speciale editto nell’alternativa del bando e confisca dei beni o del ritorno alla fede cattolica, quattro di essi dichiarano di voler perseverare nell’eresia e precisamente i fratelli Dalmazzo e Sebastiano Giordano e i due Consolino; a questi ultimi se ne aggiungerà un quinto, Filippo Giordano, notaio e segretario comunale di Cuneo. Trascorsi i due mesi di ripensamento concessi dall’editto, i suddetti robilantesi con gli altri professanti la stessa fede vengono esiliati a Vernante, terra esente dal dominio ducale in quanto soggetta ai Conti di Tenda. Da Vernante essi inviano ad Emanuele Filiberto una supplica nella quale lo pregano di voler loro concedere il ritorno alle loro abitazioni nonché il ripristino del godimento dei loro beni, senza essere ricercati né molestati da alcuno. Tale supplica sarà portata a Rivoli dal predetto Filippo Giordano. Emanuele Filiberto concederà loro la grazie il 22 ottobre a condizione che giurino di essere sempre fedeli ed ubbidienti dando, inoltre, idonea e sufficiente cauzione per la metà dei loro beni. Presteranno tutti il suddetto giuramento (3). Per opera di Mons. Lauro, Vescovo di Mondovì, gran parte dei riformati di Robilante ritornerà alla fede cattolica negli anni 1569-1571.
Alla presenza di questi protestanti si devono in gran parte ascrivere le difficoltà che a Robilante incontrano i parroci dal 1600 ad oltre il 1700. Infatti, su otto parroci che reggono la cura dal 1612 al 1730, cinque preferiscono o devono rinunciare, e uno morirà addirittura avvelenato.
Evento che non può essere taciuto, nel 1565 si compila il primo catasto di cui si abbia memoria. A tale scopo, il 13 aprile si riunisice, presso la chiesa parrocchiale, il Consiglio comunale. I consiglieri presenti delibera all’unanimità che ciascuna persona, sia di Robilante che forestiera, in possesso, a partire dal 1536 sino al presente, di beni immobili di qualsivoglia tipo nel territorio di Robilante, ha l’obbligo di fare registrare detti beni con l’esatta indicazione quantitativa e qualitativa, presso il segretario di detta Comunità (4).
Un secondo ed un terzo catasto si compileranno nel 1610 e nel 1613.
Una curiosità: tra i possedimenti da registrarsi, oltre i prati, le terre lavorate ed i boschi, vi sono anche quelle “avineate”, cioè le vigne. Infatti cinque secoli fa la vita era totalmente esente da malattie e molto redditizia, Robilante era coltivata su scala discretamente vasta.
Presso l’archivio storico del Comune di Robilante sono presenti i bandi campestri del 16 secolo, in particolare risalenti al 1571 ed i bandi politici del 1570-71.
I primi emanati dal Consiglio Comunale di Robilnate il 15 maggio 1571, presso la casa della Confraternita, riguardano i seguenti argomenti: i boschi di proprietà del Comune e dei singoli abitanti con la relativa disciplina sul taglio delle piante e sulla vendita della legna; i prati e i seminati; i corsi d’acqua e, infine, la vendita al minuto del vino. (5) Scarso, invece, è il materiale ad disposizione in tema di bandi politici. Il documento che li contiene, ridotto ormai a pochi fogli, risale agli anni 1570-71 costituendo, molto probabilmente, uno dei più antichi manoscritti conservati presso l’archivio storico del Comune di Robilante (6).(7)


NOTE:
1)Tutto questo sotto la pensa di 3 lire per chi non osservasse tale deliberazione.
2) Eccone l’esame dettagliato:
a) Nessuna persona di qualsivoglia grado e condizione sociale, tanto di Robilante che forestiera, può tagliare, far tagliare o prelevare piante o rami di castagno esistenti nel territorio di Robilante senza espressa licenza dei proprietari o possessori dei boschi interessati;
b) Si vieta il taglio e l’asportazione di piante di rovere esistenti nei boschi di proprietà del Comune di Robilante sotto la pena, in caso di contravvenzione, di una lira per ogni pianta, per ogni contravventore e per ogni volta. Tale pena sarà devoluta un terzo al fisco di Cuneo, un terzo al comune di Robilante e l’ultimo terzo all’accusante;
c) Si vieta il taglio e il prelievo di piante di faggio, tanto secche che verdi, esistenti nel territorio di Robilante. In caso di contravvenzione, la pena ammonterà a mezza lira ducale per ogni pianta e per ogni volta. Si precisa, altresì, che presso il vallone detto “di Roberto” gli abitanti di Robilante potranno servirsi di tali pinate senza incorrere in alcuna pena;
d) Si vieta il taglio delle piante di faggio o di qualsiasi altra specie esistente nel “bosco del Becco”, sia grosse che piccole, sotto la pena, in caso di contravvenzione, di una lira ducale per ogni pianta e per ciascuna volta;
e) Nessuna persona di qualsivoglia grado e condizione sociale, tanto di Robilante che forestiera, può condurre o far condurre qualsiasi animale, sia grande che piccolo, al pascolo nei prati o seminati altrui, siti nel territorio di Robilante, senza espressa licenza dei proprietari o possessori di tali prati o seminati. In caso di contravvenzione, la pena ammonterà ad una lira per ogni bovino ed equino e per ciascuna volta, sia che il fatto accada di giorno che di notte. La pena sarà raddoppiata per ogni pecora, capra e maiale;
f) Si vieta l’asportazione di fasci di grano dai seminati altrui su tutto il territorio di Robilante sotto la pena, in caso di contravvenzione, di una lira per ogni contravventore e per ciascuna volta;
g) Si vieta il taglio o il prelievo di legna di qualsiasi specie si tratti, tanto secca che verde, nei boschi del territorio di Robilante, senza licenza del Consiglio comunale. In caso di contravvenzione, la pena ammonterà a una lira ducale per ogni soma e per ogni volta;
h) Si vieta la compravendita di legna di faggio, rovere e castagno sotto forma di listelli, nel territorio di Robilante, senza espressa licenza del Consiglio Comunale. In caso di contravvenzione, la pena ammonterà a tre lire ducali per ogni volta e per ogni carrata. In questo caso, il ruolo di accusatore potrà essere rivestito solo da persona stimata e di buona condizione sociale, la quale sarà creduta tramite proprio giuramento;
i) Si stabilisce che nessuna persona forestiera abitante nel territorio di Robilante possa condurre al pascolo qualsiasi animale nell’ambito dello stesso territorio sotto la pena, in caso di contravvenzione, di tre lire ducali per ogni bovino e caprino, di due fiorini per ogni ovino;
l) Nessuna persona può totalmente impedire il deflusso dell’acqua della bealera del Molino Soprano dovendosi lasciar defluire almeno la terza parte dell’acqua che è solita scorrere sotto la pena, in caso di contravvenzione, di tre lire ducali per ciascuna volta;
m) Si vieta il prelievo dell’acqua dalla bealera dei mulini salvo che vi sia accordo, circa tale prelievo, coi sindaci e i massari della Comunità. In caso di contravvenzione, la pena ammonterà a tre lire ducali per ogni volta;
n) Si vieta la violazione dei turni d’irrigazione assegnati a ciascun abitante di Robilante, sotto la pena, in caso di contravvenzione, di una lira ducale per ogni volta;
o) Ciascuna persona che venda vino al minuto deve osservare la giusta misura di una lira per ciascuna brenta di vino. Ogni venditore, dopo essere stato amichevolmente avvertito, per non più di due volte, circa la dovuta osservanza della giusta misura suddetta dagli stimatori incaricati dal Consiglio comunale, sarà tenuto a far registrare, a cura degli stimatori stessi, le misure volta per volta fatte. I contraffattori incorreranno nella pena consistente nella perdita del vino misurato scorrettamente nonché in mezza lira ducale.
3) Sono quattro. Il primo (1 aprile 1570) riguarda la concessione di una licenza per l’esercizio dell’attività di macellaio di carni bovine e caprine in Robilante. Il secondo (25 ottobre 1570) prevede la nomina dei pubblici campari del territorio di Robilante ai quali viene conferito il potere di accusare tutti coloro che arrecano danni alle persone e alle cose altrui nell’ambito del territorio comunale, nonché di fare osservare alla popolazione i bandi che verranno di volta in volta deliberati. Il terzo bando (29 aprile 1571) vengono nominati tre chiavari, la nomina però fu inviata al magistrato superiore di Cuneo al fine della nomina. L’ultimo bando (25 novembre 1571) delibera un’imposta di 15 fiorini a carico di ciascun cittadino al fine di soddisfare le varie necessità della Comunità di Robilante.
7) Claudio CAMPANA, “ROBILANTE ieri ed oggi”, Edizione Martini, 1996, pag. 51 sg.