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6.IL QUATTROCENTO: PESTILENZE, CARESTIE, ALTRE LITI CON VERNANTE

Questo secolo è, per Robilante, alquanto burrascoso come lo è, in genere, per tutta la zona cuneese e parte del Piemonte. Pestilenze e carestie si susseguono con frequenza (1), originate in gran parte dal passaggio di truppe per guerre continue e per le scorrerie delle compagnie di ventura (2).
Negli anni 1403-1405 in Valle Vermegna passa San Vincenzo Ferreri (3) che, appunto nel 1403 predica a Cuneo e nel 1405 pronuncia, a Limone, un arbitrato tra il Comune ed i Signori locali. I robilantesi di quell’epoca hanno senza’altro modo di ascoltare la voce di quel gran taumaturgo e predicatore del giudizio universale,e il quale commuove le popolazioni che in massa accorrono a sentirlo ovunque passi.
In questo periodo, in particolare nel 1404, risorge l’annosa questione dei confini con Vernante: questa volta viene scelto, come arbitro e paciere, Antonio Bolleris dei Signori di Demonte e Centallo, il quale pronuncia l’arbitrato l’8 di aprile.
Tuttavia ciò non redime del tutto la questione, infatti nel 1432 sempre per motivi di confine sorge un’ulteriore lite, a tale scopo vengono scelti arbitri i dottori Francesco Gastaldi di Boves e Giovanni Tortelli di Cuneo, ed i notai Antonio Malaboza di Cuneo e Giacomo Fenoglio di Vernante, i quali pronunziano la sentenza di arbitrato il 2 agosto. L’atto che inizia col curioso prologo “in nome del cardine dell’Impero” sarà poi rogato dal notaio Antonio Cerrati di Cuneo.
Ma la questione dei confini con Vernante sarà oggetto di un’ulteriore transazione del 2 ottobre 1490.
Più interessanti, forse, le notizie che riguardano direttamente la vita comunale del ‘400. Il Comune di Robilante, a differenza di altri comuni, non ha propri statuti e si regge secondo le consuetudini locali.
A capo della “cosa pubblica” si hanno due sindaci assistiti dal Consiglio Comunale; la giustizia è invece amministrata dal chiavaro (4) la cui nomina deve essere confermata da Cuneo del cui distretto fa parte Robilante: dura in carica un solo anno e, alla fine del mandato, deve rendere conto del suo ufficio di riscotitore delle entrate locali.
Seguono anni di lotte col Comune di Cuneo perché le Valli Gesso e Vermenagna tentano di liberarsi dal vincolo distrettuale che le lega ad esso. Nella seconda metà di questo secolo ed al principio del secolo seguente, alle guerre ed alle epidemie pestilenziali si aggiungono grandini costanti e terribili (5). Varie cronache che riguardano Cuneo e dintorni narrano come nel 1495 una nuova calamità affliggesse le nostre desolate terre: la comparsa delle cavallette (6).
Degno di nota, in questo periodo, è la costruzione del Ricetto (dal latino “recintium”, lungo fortificato con mura, fossato e torre) (7). Il permesso di costruire il Ricetto proviene dall’autorità reale o ducale e non è concesso tanto facilmente: questo proverebbe che Robilante avesse, in quei tempi, un’importanza non comune. In Robilante, le mura del ricetto dovevano correre parallele all’attuale chiesa parrocchiale, proseguire fin’oltre la chiesa della Confraternita di Santa Croce, girare a sinistra per finire poi sul ruscello “Rupitone”.
La torre di guardia del Ricetto (8) sarà trasformata in uno snello campanile romanico sfoggiante preziose bifore e trifore di tufo e una slanciatissima cuspide. Ma nel 1627, per poter innalzare i quadranti delle ore e posizionare altre campane, si ebbe l’infelice idea di fasciarlo lungo il perimentro con uno spesso muro di pietre. E così il massiccio campanile che ora vediamo nasconde nel suo grembo l’antico campanile romanico di cui si possono ancora ammirare le bifore, trifore e gli archetti a tutto sesto. (9)


NOTE:
1) Una prima pestilenza, durata un anno e mezzo, imperversa nei nostri paesi nel 1401 decimando quasi i due terzi della popolazione. Quell’anno è chiamato “anno della misericordia” perché uomini e donne, grandi e piccini, che vestivano abiti di bianco lino, si radunavano invocando la misericordia di Dio.
Un’altra pestilenza scoppia nel 1429. In numerose famiglie infierisce così terribilmente che, di certi cognomi, non ne rimane più traccia. A questo periodo deve risalire la la costruzione della cappella di San Sebastiano a Robilante, invocato allora quale patrono contro la peste.
Altre pestilenze micidiali infieriscono nel 1451 e nel 1472.
2) Una di tali compagnie (degli Armagnacchi), composta di stranieri in gran parte “eretici”, si fortifica sul Colle di San Maurizio, sopra Cervasca, da lassù scende depredando paesi e vallate, distruggendo e facendo scomparire grossi borghi come Brusaporcello, tra Borgo e Boves;
3) Domenicano spagnolo (1350-1419), partigiano di Clemente VII contro Urbano VI, predica contro i Valdesi;
4) Giudice conciliatore e pretore;
5) Dalle cronache risulta che in certi dei paesi della Valle Vermenagna la fame è tanto crudele da indurre i contadini a nutrirsi di gusci di noci e gramigna
6) Così il Partenio afferma che in quell’anno “apparvero in questo territorio due eserciti di volanti animalucci, che schierati in ordine militare, si fieramente combattevano che cadevano a terra, d’ambe le parti nemiche, morti a grossi mucchi, con puzzo tanto ingrato che fu mesieri seppellirli in fosse profonde, pel timore che infettassero l’aria”. E’ questa una delle cause principali della carestia che, in quel tempo, cagiona tante morti e tanta desolazione.
7) Si tratta, più precisamente, di una specie di fortificazione costituente un rifugio in caso di attacco e di invasione da parte dei nemici. E’ collocato, normalmente, presso gli sbocchi delle strade più importanti in modo che sia più facilmente consentita la riscossione dei diritti di pedaggio, cioè quelle tasse imposte a coloro che intendono attraversare il paese, che si percepiscono nel medioevo
8) La torre del Ricetto è ricordata in un documento del primo ‘400: Antonio Mercerio di Cuneo ne ha affidato la custodia ad un certo Antonio Barale di Robilante, il quale, avendo soddisfatto il suo compito, vuole essere pagato per l’opera prestata, ma il Mercerio si rifiuta non indicandone i motivi. Il 24 novembre 1432 viene interessato alla questione il Consiglio comunale di Cuneo.
9) Claudio CAMPANA, “ROBILANTE ieri ed oggi”, Edizione Martini, 1996, pag.45 sg.