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9. IL SETTECENTO: LO SCORREVIA DELLE TRUPPE FRANCESI

Questo secolo inizia con movimenti di truppa.
Nel 1700 passa in Valle Vermenagna un reggimento di fucilieri e un battaglione di guardie diretti in Valle Roya; nel luglio del 1703 duemila austro-piemontesi tentano di assalire le truppe francesi le quali riescono a respingerli scendendo fino a Roccavione, con grave danno della popolazione valligiana. La pace non si avrà che nel 1713 col trattato di Utrecht; verso la fine di quell’anno transiterà in Robilante il Re Vittorio Amedeo II, diretto a Nizza (1)
Nel 1706, durante l’assedio di Torino in cui rifulge l’eroismo di Pietro Micca, il Comune di Robilante è costretto ad inviare, a proprie spese, alcuni uomini della “milizia paesana” onde contribuire alla difesa della città.
Nelle fonti esiste una breve descrizione del centro abitato di Robilante, risalente al 1740 “in mezzo alla valle (Vermenagna) poggia il luogo di Robilante colle strade che tendono al Vernante superiormente e inferiormente a Roccavione carreggiabili comodamente. Anche in questo luogo vi scorre lateralmente la Vermenagna ed in mezzo una Bealera ad uso del bestiame destinata, come anche a beneficio de’ Molini, mentre pel comodo degli abitatori vi sono due limpide e fresche sorgenti di ottima acqua.
Due sono i mulini d’una ruota caduno, che possono tra ambi macinare giornalmente circa 40 emine (2), ed appartengono questi alla Congregazione di Carità.
Ivi vi sono, oltre a due martinetti, uno a ferro e l’altro a tola, anche diversi telai sovra quali da’ particolari si fabbricano in tempo d’inverno tele di rista simili a quelle del Vernante, applicandosi negli altri tempi gli uni a coltivare i propri beni, altri a lavorare gli altrui, ed altri al trasporto del sale da Limone a Borgo S. Dalmazzo”.
Nel settembre-ottobre del 1744, in seguito all’assedio di Cuneo da parte dei Franco-Spagnoli, Robilante e Vernante diventano il centro di operazioni militari contro il campo nemico di Borgo San Dalmazzo e, precisamente a Robilante, viene fiaccata l’offensiva del Marchese di Camposanto che intendeva vendicarsi su Vernante (3)
La Rivoluzione Francese scoppia nel 1789, ma è soltanto con la campagna di Napoleone del 1796 che il Piemonte viene incorporato alla Francia, costringendo il Re del Piemonte Carlo Emanuele IV ad andarsene esule in Sardegna.
L’occupazione francese ed il continuo passaggio di truppe sono disastrosi per Robilante (4).
La miseria aumenta nel 1800 per la ridiscesa delle truppe francesi, tanto che si dovranno vendere i due mulini di proprietà della Congregazione di Carità.
Durante l’invasione e la dominazione francese i Robilantesi partecipano, insieme a tutti gli altri abitanti della Valle Vermenagna, ad una lotta di resistenza che, soprattutto nel territorio di Limone, si svolge mediante imboscate, agguati e sabotaggi a danno delle truppe francesi. La causa di questa lotta non è patriottica (non è certo la fedeltà ai Savoia che continuano a comportarsi come signorotti feudali) ma è, invece, l’estrema miseria che regna dovunque per le razzie degli invasori e la loro tracotanza. A questa lotta di resistenza prendono parte non solo i soldati delle truppe regolari e uomini volontari ma anche le donne, sia nel portare soccorso ai combattenti sia prendendo parte direttamente alle azioni di guerriglia. Parecchie centinaia sono i caduti, molti gli atti di razzia del bestiame, i saccheggi, gli incendi di case compiuti da parte dei Francesi per ritorsione nelle loro spedizioni punitive.
Intanto, all’inizio del 1799 anche a Robilante si costituisce la Municipalità (5) e risulta documentata la celebrazione, in tutta solennità, della “patriottica festa della rigenerazione”, durante la quale in piazza viene issato l’albero della libertà “con bonetto e punta di ferro” sulla cui cima sventolano due bandiere tricolori, mentre altre due sono esposte sul campanile e presso la sala comunale. I Municipalisti sono presenti con tanto di sciarpa tricolore e , tra di essi, c’è chi tiene il discorso d’occasione. A chi partecipa alla festa vengono distribuiti 8 rubbi di pane e uno di formaggio, il tutto innaffiato da 5 brente di vino. Siccome, poi, in Robilante “il fanatismo religioso e l’aristocrazia hanno messe ferme le radici”, il cittadino presidente incaricato dal Generale francese Casabianca organizza un ballo pubblico “oggetto il più efficace per far comprendere a tutti l’uguaglianza”. La festa patriottica durerà buona parte del giorno e tutta la notte successiva, ma non tutti credono al nuovo stato di cose.
Infatti il 20 nevoso scoppia una specie di sommossa popolare. Il cittadino municipalista, Francesco Maccario, presidente della sessione, viene fermato da una folla tumultuante ed esasperata che lo vuole fucilare sulla pubblica piazza.
Cacciati i francesi nel novembre del 1799 dalle truppe austro-sardo-russe, viene ristabilito, in Robilante, l’antico regime con un nuovo corpo amministrativo. Questo regime dura poco, in quando Napoleone piomba improvviso in Piemonte riportando, il 14 giugno 1800, la vittoria di Marengo sugli Austriaci.
Il Piemonte passa così di nuovo in mano ai Francesi e vi rimarrà fino al 1814, anno della caduta di Napoleone. Fino al 1814, quindi, il Piemonte segue le sorti della Francia. La nostra Valle, però, è libera da invasioni militari potendo poco per volta risollevarsi e godere di una certa agiatezza. E’ dotata di scuole in cui si insegna il francese, in francese si redigono i testamenti e i contratti.(6)


NOTE:
1) Nel 1708 lo stesso Comune di Robilante paga, per l’alloggio alle truppe dell’Armata di Vittorio Amedeo II e per il fieno fornito dagli abitanti, la somma di 1.800 lire ducali;
2) 1 emina (8 coppi): recipiente che costituisce unità di misura per i cereali: si tratta di un0unitò di misura di volume e non di peso. Si calcola che 6 emine corrispondo ad 1 quintale circa;
3) Anno 1745, così annota un cronista del tempo “io non vidi mai seria così grandi. Si vedevano andar ramighe molte famiglie, anche di quelli che possedevano raguardevoli pezze di terre; e si trovano ad emigrare, perché non trovavano per la scarsità di denaro a vendere i beni. Faceva compassione vedere famiglie intiere andare mendicando, specialmente i montanari, i quali erano neri e duri quasi come scheletri diritti, perché mancava loro il nutrimento. Voglia il Supremo che nissuno vegga più un anno così terribile”.
4) Il 7 aprile 1796 il Comune domanda alla Reale Tesoreria che, a titolo di liquidazione dei danni subiti per l’occupazione francese del 1794 e per la continua requisizione di paglia, fieno e legna, gli vengano assegnate 8.000 lire.
5) Complesso delle autorità del municipio e dei cittadini;
6)Claudio CAMPANA, “ROBILANTE ieri ed oggi”, Edizione Martini, 1996, pag. 85 sg.